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Saint Charbel Makhlouf
SAN CHARBEL MAKHLOUF
Monaco Libanese Maronita
(1828-1898)
 
Charbel, il Santo del Libano
 Libanese per nascita, orientale per sensibilità, universale per fama, San Charbel è un santo proclamato dalla chiesa cattolica nel 1977 e la sua festa figura nel calendario latino il 24 luglio.
In lui è nascosta la realtà più profonda della più pura spiritualità della Chiesa Orientale, nella sua luminosa manifestazione eremitica. Nel più profondo della sua vita “nascosta con Cristo in Dio”, è stato plasmato nelle profondità di Dio, ed ecco che in lui non vive che Dio; egli non si arricchisce che della povertà di Dio; non possiede che la nudità di Dio; non vede che con gli occhi di Dio.
Il mistero della sua santità sgorga dal mistero del suo amore per quel Dio che gli ha dato di amarLo con tutto il cuore.
Dopo aver dimorato nel cuore di Dio, dimora ora nel cuore degli uomini, per unirli a Dio. Charbel, oggi, è abitante dell’universo; percorre il mondo intero, attirandolo verso l’origine dell’amore e della gioia.
Per sua intercessione, sono state convertite innumerevoli anime, ed è stata concessa la grazia della guarigione ad innumerevoli corpi. Quante prove superate, quanti mali guariti, quanti dolori calmati, per fare posto alla gioia ed alla consolazione!
I suoi miracoli hanno raggiunto tutti i luoghi, anzi i continenti e la terra abitata nella sua totalità, ed il mondo intero è per lui il suo paese. Quanto al suo piccolo paese, è diventato ormai una meta ed un luogo di pellegrinaggio per il mondo intero.
Eccovi un riassunto della sua vita, che unisce la ricchezza alla semplicità ed all’umiltà, con qualche notizia sui luoghi nei quali ha vissuto e sui numerosi e straordinari miracoli che Dio ha compiuto per sua intercessione. 
  1. Nascita di San Charbel
Youssef Antoun Makhlouf nacque l’8 maggio 1828 a Beqaa Kafra (Libano nord) da genitori maroniti, Antoun Zaarour Makhlouf e Brigita Chidiac. Aveva 2 fratelli, Hanna e Bechara, e due sorelle, Kawn e Warde. Egli ricevette un’educazione cristiana, che gli dette la passione della preghiera a partire dalla sua infanzia. Fu attratto dalla vita monastica ed eremitica, seguendo l’esempio dei suoi due zii materni, che vivevano nell’eremo del monastero di S. Antonio – Qozhaya e che gli passarono la fiaccola dell’eroismo nelle virtù.
Suo padre morì l’8 agosto 1831 a Ghirfine, vicino ad Amchit, rientrando in famiglia dopo il servizio militare nell’esercito turco.
Orfano di padre, Youssef fu allevato da sua madre, che sposò più tardi Lahoud Ibrahim, futuro curato della parrocchia, col nome di Abdel Ahad.
Alla scuola del villaggio, Youssef studiò l’arabo ed il siriaco. Era talmente pio che la gente del villaggio lo chiamava “il santo”. Portava a pascolare il suo piccolo gregge tutti i giorni, e si recava in una grotta dove pregava in ginocchio davanti ad un’immagine della Santa Vergine. La grotta divenne, così, il suo luogo di preghiera ed il suo primo eremo, e, in seguito, un santuario ed un luogo di pellegrinaggio.
  1. L’ingresso nell’Ordine Libanese Maronita
Un mattino dell’anno 1851, Youssef lasciò la sua casa ed il suo villaggio e si recò al monastero della Madonna di Mayfouq, per farsi monaco. Vi passò il suo primo anno di noviziato, prima di passare al monastero di S. Marone ad Annaya, dove entrò nell’Ordine Libanese Maronita, col nome di Charbel, un martire della Chiesa di Antiochia del II secolo. Il 1 novembre 1853 pronunciò i voti nello stesso monastero, perfettamente cosciente delle implicazioni di questi voti: l’obbedienza, la castità e la povertà.
Continuò i suoi studi teologici al monastero dei S.S.Cipriano e Giustina a Kfifane, avendo per maestro S. Nimatullah Kassab Al-Hardini, la cui vita privata e pubblica costituiva un ideale e rappresentava l’immagine vivente dei grandi monaci santi.
Il 23 luglio 1859, fratel Charbel Makhlouf fu ordinato sacerdote a Bkerke dal vicario patriarcale maronita, Mons. Youssef Al-Marid.
  1. La sua vita al monastero di S. Marone ad Annaya ed all’eremo dei S.S. Pietro e Paolo
P. Charbel visse sedici anni al monastero di S. Marone ad Annaya, nell’obbedienza ai superiori e nella stretta osservanza delle regole monastiche. Si imponeva una vita d’ascesi e di mortificazione, distaccandosi dalle cose mondane e dedicandosi al servizio del Signore ed alla salvezza della propria anima.
All’inizio dell’anno 1875, Dio ispirò al P. Charbel di ritirarsi nell’eremo dei S.S. Pietro e Paolo, annesso al monastero di S. Marone ad Annaya. I superiori non davano, tuttavia, facilmente l’autorizzazione a ritirarvisi, ma, mentre il padre superiore era in preda all’incertezza in proposito, venne un segno dal cielo: una notte, P. Charbel domandò ad un servitore di mettere dell’olio nella sua lucerna. Costui vi mise dell’acqua, e la lanterna si accese lo stesso, come se niente fosse. Avvenne allora il primo miracolo di Charbel, che affrettò il giorno della sua partenza per l’eremo tanto desiderato.
Il 15 febbraio 1875, P. Charbel passò definitivamente all’eremo, dove, santo ed eremita ideale, consacrava il suo tempo al silenzio, alla preghiera, al culto ed al lavoro dei campi. Non lasciava l’eremo che per ordine del suo superiore. Vi viveva alla maniera dei santi Padri eremiti, inginocchiato davanti al Santissimo Sacramento, pregando con fervore e trovando le sue delizie nella preghiere durante intere notti.
Trascorse ventitre anni nell’eremo, servendo il Signore ed osservando scrupolosamente e coscienziosamente le regole della vita eremitica.
Il 16 dicembre 1898, mentre celebrava la messa, fu colpito da un’emiplegia ed entrò in un’agonia lunga otto giorni, durante i quali mantenne la sua tranquillità, malgrado le gravi sofferenze. Durante la sua agonia, P. Charbel non cessava di ripetere la preghiera che non aveva potuto concludere durante la messa: “Padre della verità, ecco il Tuo Figlio che si offre in sacrificio per darti soddisfazione…”. Ripeteva ugualmente i nomi di Gesù, Maria, Giuseppe  e Pietro e Paolo, patroni dell’eremo.
L’anima di Charbel prese il volo, in tutta libertà, verso l’al di là, come una goccia di rugiada che torna al grande oceano, il 24 dicembre 1898, vigilia di Natale. Fu sepolto nel cimitero del monastero di S. Marone ad Annaya.
  1. La strana luce che si sprigionò dalla sua tomba
Dopo la sua morte, luci soprannaturali che si sprigionavano dalla sua tomba spinsero a trasferire le sue spoglie, che trasudavano sudore e sangue, in una bara speciale, dopo aver ricevuto l’autorizzazione del Patriarcato maronita, ed a collocarle in una nuova tomba all’interno del monastero. Fu allora che folle di pellegrini cominciarono ad affluire per sollecitare la sua intercessione, e molti fra loro ottenevano la guarigione ed altre grazie divine.
Nel 1925, fu sottoposto al Papa Pio XI il suo processo di beatificazione e canonizzazione, dall’Abate Ignazio Dagher Tannoury e dal suo vicario generale, , P. Martino Tarabay. Il processo fu accettato insieme a quelli di P. Nimatullah Kassab Al-Hardini e di Suor Rafqa Rayes, nel 1927.
Nel 1950, la tomba di P. Charbel fu aperta in presenza di una commissione ufficiale e di medici, che constatarono il buono stato delle spoglie, redassero un rapporto e lo deposero in una scatola all’interno della bara. Le guarigioni di tutti i tipi si moltiplicarono, allora, in una maniera improvvisa ed incredibile, e decine di migliaia di pellegrini, di tutte le confessioni, affluirono al monastero di Annaya, per sollecitare l’intercessione del Santo.
  1. La beatificazione e la canonizzazione di P. Charbel e le guarigioni compiute per sua intercessione
Nel 1954, Pio XII firmò l’approvazione per il processo di beatificazione dell’eremita Charbel Makhlouf.
Il 5 dicembre 1965, Paolo VI presiedette la cerimonia di beatificazione di P. Charbel, al momento della chiusura del Concilio Vaticano II.
Nel 1975, Paolo VI firmò il riconoscimento del miracolo richiesto per proclamare la santità del Beato Charbel; la canonizzazione ebbe luogo con la cerimonia internazionale del 9 ottobre 1977.
Fra i numerosi miracoli attribuiti all’intercessione di questo uomo di Dio, la Chiesa ne ha scelti due per la sua beatificazione, ed un terzo per la canonizzazione:
1)  La guarigione di Suor Marie-Abel Qamari, religiosa dei Sacri Cuori, malata di ulcera, con gravi sofferenze durate 14 anni, ed operata due volte. Dio la guarì il 12 luglio 1950, per intercessione di S. Charbel, mentre era stesa davanti alla sua tomba ad Annaya.
2) La guarigione di Iskandar Naoum Obeid di Baabdat, che aveva perso la vista da un occhio nel 1937, ed al quale i medici avevano consigliato l’estirpazione per salvare l’altro occhio. Egli chiese l’intercessione del P. Charbel e recuperò la vista all’uscita da una visita alla tomba del Santo ad Annaya, nel 1950.
3) La guarigione di Mariam Aouâd, di Hammana, colpita da un cancro alla gola.
  1. Il significato dei miracoli
La Chiesa ha, in tutti i tempi, accettato i miracoli, e ne ha riconosciuti ufficialmente molti. Essa si appoggia, in questo, sulle ricerche dei medici più eminenti e sulle tecnologie più sofisticate, al fine di assicurarsi che quel che ha avuto luogo non può essere spiegato dalla scienza. Il miracolo sarà, allora, opera di Dio, che concede la Sua grazia a persone che vi corrispondono e che diventano santi, la cui intercessione favorisce il compimento del miracolo.
Per mezzo del miracolo, Dio vuole che noi crediamo che Gesù è il Salvatore, Figlio di Dio e che il Regno di Dio è fra noi, in modo che il miracolo concreto, inesplicabile per la scienza, provi la verità della fede cristiana e ci spinga al pentimento ed al ritorno a Dio. Da ciò l’importanza dell’intercessione di S. Charbel presso Dio, che accorda la grazia del miracolo.
  1. Le virtù ed i miracoli di S. Charbel si diffondono nelle quattro parti del mondo
I miracoli di S. Charbel hanno oltrepassato le frontiere del Libano, ed un gran numero di lettere e di rapporti conservati nei registri del monastero di S. Marone ad Annaya attestano chiaramente la diffusione della fama della sua santità nel mondo intero. Si tratta di un fenomeno unico, che ha operato un ritorno alla morale ed alla fede ed ha risvegliato le virtù negli spiriti, facendo della tomba di S. Charbel un polo d’attrazione per tutte le categorie e tutte le età. Tutti sono uguali nel raccoglimento e nell’invocazione, a qualunque religione e confessione appartengano. Infatti, tutti sono chiamati figli di Dio.
Le guarigioni fatte per intercessione di S. Charbel, il cui ricordo è consegnato ai registri del monastero di S. Marone ad Annaya si contano a decine di migliaia. Vi si aggiungono quelle avvenute dappertutto nel mondo e che riguardano gente di tutti i colori, religioni  e confessioni. Il dieci per cento di queste guarigioni riguarda persone non battezzate. Esse sono state ottenute, sia per mezzo della preghiera e dell’invocazione, sia per mezzo dell’olio e dell’incenso, sia per mezzo delle foglie di quercia dell’eremo, sia per mezzo della terra presa sulla sua tomba, sia visitando la sua tomba e toccandone la porta, sia per mezzo della sua immagine e della sua statua.
Alcune di queste guarigioni riguardano il corpo, ma le più importanti riguardano l’anima. Molti pentiti hanno ritrovato Dio per intercessione di S. Charbel, oltrepassando la soglia del monastero di S. Marone ad Annaya o quella dell’eremo dei S.S. Pietro e Paolo.
San Charbel, intercedi per noi! Amen!
 
 
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